Enzo Jandoli e Agata Sobol raccomandati nella classifica di IAM

La Directory internazionale IAM, focalizzata sulla selezione dei migliori professionisti in campo brevettuale e proprietà intellettuale, ha inserito l’avvocato Enzo Jandoli, senior partner e presidente di Lexsential e Agata Sobol, partner, nella graduatoria mondiale dei «Recomended individuals», rispettivaemente nella categoria Silver e Bronze per l’anno 2024.

IAM si concentra sulla valutazione delle performance di tutti i professionisti che si occupano di proprietà industriale e brevetti nel mondo, utilizzando, per formare le proprie graduatorie, un mix di strumenti che vanno dalla business intelligence alla ricerca sul campo, alle interviste ai clienti.

Secondo IAM il panorama della proprietà intellettuale in Italia rimane dinamico, anche se vive numerosi cambiamenti.

In particolare, il Tribunale unificato dei brevetti (UPC), competente per le controversie sui brevetti paneuropei, è entrato in vigore il 1° giugno 2023 e il Codice della proprietà industriale italiano (IIP) è stato rivisto il 19 luglio 2023. In precedenza assegnato a Londra, uno dei tre uffici centrali è stato ora istituito a Milano e si prevede che sarà pienamente operativo entro la fine di giugno 2024.

Enzo Jandoli

Vincenzo opera nel campo della proprietà industriale e intellettuale sin dall’inizio della sua carriera, raggiungendo oggi livelli eccellenti. Entrato nel 1994 nello studio del Prof. Franzosi, leader europeo nel diritto industriale, è diventato partner nel 2000 e successivamente Managing Partner. Si occupa di contenziosi e consulenze in ambito brevettuale, marchi, design, copyright, concorrenza sleale, pubblicità e contrattualistica tecnologica. Ha pubblicato numerosi articoli sul diritto industriale in Italia e all’estero e collabora con ItaliaOggi. Ha anche una significativa attività accademica e partecipa a convegni internazionali. È componente onorario del Center for International Legal Studies e membro di LES e AIPPI. Ha contribuito come unico autore italiano all’opera “Global Patent Litigation How and Where to Win” edita da Bloomberg nel 2023.

Agata Sobol

Agata, polacca di nascita, vive in Italia dal 2003. Laureata in diritto dell’Unione Europea all’Università di Tours e in giurisprudenza all’Università di Varsavia nel 2003, ha conseguito un master in diritto commerciale francese. Iscritta all’Ordine degli Avvocati dal 2007 e Cassazionista dal 2020, Agata gestisce cause in diverse giurisdizioni e collabora con colleghi stranieri. Specializzata in diritto della proprietà industriale e intellettuale, si occupa di contenziosi su brevetti, segreti commerciali, marchi, design, software e concorrenza sleale, e assiste i clienti nella gestione dei portafogli di privative industriali e contratti di licensing. Ha fondato e guida il Polish Desk di Lexsential e ha collaborato come partner nello studio del prof. Franzosi. È docente per Convey e membro di EPLAW, LES, AIPPI, Women in IP e della Commissione IP e Antitrust dell’Ordine degli Avvocati di Milano. Agata è spesso speaker a convegni e pubblica articoli su riviste specializzate.

 

Vincenzo Piccarreta su Il Sole 24 Ore sul marchio dei prodotti importati dai paesi extra spazio economico europeo

Vincenzo Piccarreta, socio di Lexsential, avvocato esperto di diritto della proprietà intellettuale e industriale, firma un articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore di commento a una recente Sentenza della Corte  d’Appello di Catania.

La pronuncia  riguarda l’ipotesi di violazione di marchio nei casi di commercializzazione di prodotti importati da paesi che si trovano al di fuori dello spazio economico europeo.

L’importanza della decisione riguarda le conseguenze significative della commercializzazione di prodotti importati senza il consenso del titolare dei marchi e sancisce che la violazione del marchio possa avvenire anche se i beni non sono contraffatti.

Questa circostanza è spesso sottovalutata dagli operatori commerciali, con conseguenze giuridiche e patrimoniali molto significative.

L’articolo è pubblicato online da NTPlus Diritto de Il Sole 24 Ore, a questo link, di seguito l’incipit.


Chi vende deve verificare se il titolare del marchio ha dato il consenso

Non è sufficiente che il controllo lo esegua solo l’importatore

La Corte di appello di Catania con sentenza del 15 maggio ha ribadito e chiarito a quali condizioni i prodotti importati da Paesi extraeuropei (o, meglio, extra Spazio economico europeo) possano essere commercializzati senza violare lo stesso marchio che li contraddistingue. La violazione del marchio può infatti sussistere nonostante i beni siano “originali”, discendendone tutti gli effetti, anche risarcitori, della contraffazione. Tale circostanza spesso è sottovalutata dagli operatori commerciali.

Il caso riguarda la commercializzazione in Italia di lenti a contatto recanti i marchi di una società multinazionale leader nel settore oftalmico, importate da Paesi extra See senza il consenso della titolare dei marchi. Già nel 2015, il Tribunale di Catania aveva accertato la violazione del marchio e imposto un’inibitoria con obbligo di ritiro dal mercato, omettendo però di pronunciarsi sugli utili conseguiti mediante la violazione.

Nel giudizio d’appello, la Corte ha riformato la decisione del Tribunale riconoscendo che dall’illecito discende l’obbligo di risarcire i danni subiti dal titolare del marchio e di attribuirgli gli utili conseguiti.

Gianluca Pojaghi coautore del volume Crisi e resilienza del diritto d’autore di Giappichelli

L’avvocato Gianluca Pojaghi  of counsel di Lexsential ha contribuito alla stesura del volume, edito da Giappichelli Editore: «Crisi e Resilienza del Diritto d’Autore – il recepimento italiano della direttiva 790/2019», curato dalla Prof. Maria Letizia Bixio.

L’opera, appena pubblicata, analizza, articolo per articolo, il processo di implementazione in Italia della direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale.

Il contributo di Gianluca si concentra sulla norma che istituisce la partecipazione degli editori ai proventi per le limitazioni ai diritti (reprografia e copia privata), introdotta dal Legislatore unionista, e quindi da quello italiano, a seguito della cosiddetta sentenza “Reprobel”. La norma analizzata è l’art. 70-quinquies della Legge sul Diritto d’Autore (la n. 633 del 22 aprile 1941).

Secondo la presentazione dell’editore, la Direttiva copyright ha reso necessario che il legislatore italiano intervenisse sul testo della legge 633/1941 che riguarda la protezione del diritto d’autore e degli altri diritti connessi.

L’intervento è richiesto per coerenza con gli obiettivi di modernizzazione della materia perseguiti dall’Unione Europea nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale che si pone obiettivi ampi e superiori.

 

La presentazione del volume da parte dell’editore Giappichelli

L’opera, redatta a più mani, è indirizzata a giuristi teorici, professionisti  e operatori del settore delle opere digitali.

Il volume, secondo l’Editore Giappichelli: « Propone un approfondimento di tutti gli istituti, neo-formati o riformati dalla Direttiva, con riferimento anche alle possibili ricadute nel sistema interno. Mediante uno schema snello, ciascun capitolo mira a dirimere i primi dubbi interpretativi del nuovo dettato normativo per offrire, grazie al contributo qualificato dei più illustri studiosi nazionali della materia, la comprensione critica di quei correttivi che il legislatore europeo aveva previsto fossero assunti in sede attuativa per affrontare le dure sfide poste dalla digitalizzazione alle tradizionali forme di sfruttamento delle opere protette».

IA e diritti umani: la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa

Il 17 maggio 2024, durante l’incontro ministeriale annuale del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, è stato adottato il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante, volto a fornire un quadro giuridico per i sistemi di intelligenza artificiale (IA) in tutto il loro ciclo di vita: la «Convenzione quadro sull’intelligenza artificiale, i diritti umani e lo Stato di diritto».

 

Convenzione quadro sull’intelligenza artificiale

La Convenzione è il risultato di due anni di lavoro del Comitato sull’intelligenza artificiale (CAI) che ha riunito per redigere il trattato:

  • i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa;
  • l’Unione europea
  • 11 Stati non membri (Argentina, Australia, Canada, Costa Rica, Giappone, Israele, Messico, Perù, la Santa Sede, Stati Uniti d’America e Uruguay);
  • rappresentanti del settore privato, della società civile e del mondo accademico come osservatori.

La Convenzione quadro sull’intelligenza artificiale ha lo scopo di rispondere alla necessità di disporre di una norma di diritto internazionale.

Secondo la Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović, l’utilità della Convenzione è quella di garantire il bilanciamento tra i vantaggi che l’avanzamento tecnologico produce in materia di IA e il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, sostenuti dai diversi Stati contraenti. E ciò è confermato dal preambolo della Convenzione stessa ove si legge che il nuovo strumento mira a: «…garantire che il potenziale delle tecnologie di intelligenza artificiale per promuovere la prosperità umana, il benessere individuale e sociale e per rendere il nostro mondo più produttivo, innovativo e sicuro sia sfruttato in modo responsabile che rispetti, protegga e realizzi i valori condivisi delle parti e sia rispettoso dei diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto».

 

Pericoli e rischi dell’Intelligenza artificiale

Nonostante i suoi aspetti vantaggiosi, le tecnologie di intelligenza artificiale, sempre più dirompenti nella quotidianità, comportano il rischio significativo di avere un impatto negativo sul processo democratico e sull’esercizio dei diritti umani pertinenti. Tuttavia, con l’attuazione di adeguate misure di salvaguardia, queste tecnologie possono rivelarsi vantaggiose anche per la democrazia.

L’autonomia individuale, pilastro fondamentale della dignità umana, attiene alla capacità di autodeterminazione degli individui: rispetto all’IA, è necessario che gli individui abbiano il controllo sull’uso e sull’impatto di tali nuove tecnologie senza una compressione della loro capacità di agire in senso lato. La regolamentazione antropocentrica riconosce l’importanza di far convivere le   esperienze dei soggetti con l’IA e di non far diminuire l’ autonomia individuale,  valore questo essenziale per la piena realizzazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto.

L’IA, nel suo ciclo di vita (dallo sviluppo, all’utilizzo), pone gravi rischi e pericoli, quali, ad esempio:

  • la discriminazione
  • la disuguaglianza di genere
  • l’indebolimento dei processi democratici
  • la compromissione della dignità umana o dell’autonomia individuale
  • l’uso improprio dei sistemi di IA da parte di alcuni Stati a fini repressivi.

Di conseguenza, nella Convenzione si sottolinea, ai sensi dell’art. 17, la necessità di evitare le discriminazioni fondate sul sesso, sulla razza o sulla etnia, sui pregiudizi o su altri aspetti di genere, conformemente agli obblighi internazionali e in linea con le pertinenti dichiarazioni delle Nazioni Unite.

Per queste ragioni, ciascuno Stato firmatario, ai sensi dell’art. 4, avrà l’obbligo di garantire che il proprio diritto interno sia conforme agli specifici obblighi derivanti dal diritto internazionale da cui è vincolato in materia di diritti umani. Allo stesso tempo ciascuno Stato è libero di scegliere le modalità e i mezzi per adempiere, a condizione che il risultato sia conforme a tale obbligo.

 

Convenzione a prova di futuro

Gli estensori, pienamente consapevoli del fatto che l’uso crescente dei sistemi di IA comporti nuove sfide per i diritti umani non ancora prevedibili al momento della stesura, prevedono alcuni ulteriori obblighi vincolanti. Si vuole in tal modo garantire una copertura non solo dei rischi attuali, ma anche di quelli futuri (ad es. l’obbligo di prevedere il costante deposito e aggiornamento di documentazione tecnica, dei rischi e degli impatti negativi, nonché la loro comunicazione al pubblico).

Si è cercato, quindi, di rendere la Convenzione quadro a prova “di futuro” alla luce dei rapidi e spesso imprevedibili sviluppi tecnologici.

 

Principi regolatori della Convenzione quadro sull’intelligenza artificiale

I principi di rendicontazione e responsabilità sottolineano la necessità di definire i chiari nessi di responsabilità e di ricondurre le azioni e le decisioni prese in materia di IA a persone o entità specifiche, in modo da riconoscere la diversità degli attori pertinenti, dei loro ruoli e delle rispettive responsabilità. Ciò è importante per evitare che l’uso di un sistema di IA impatti negativamente sui diritti umani, sulla democrazia o sullo Stato di diritto, dando così vita ad un meccanismo di individuazione certo dei risultati e delle attribuzioni di responsabilità. In altre parole, tutti i soggetti responsabili delle attività nell’ambito del ciclo di vita dei sistemi di IA devono essere sottoposti al quadro normativo e agli altri meccanismi appropriati esistenti, in modo da consentire un’efficace attribuzione della responsabilità.

Il principio di rendicontazione e responsabilità è inscindibile dai principi di trasparenza e di sorveglianza. Di fatto quando le parti interessate comprendono i processi e gli algoritmi sottostanti, diventa più facile rintracciare e assegnare la responsabilità in caso di impatti negativi sui diritti fin qui citati.

A tutto ciò seguono i principi di effettività ed accessibilità in caso di ricorsi (art. 14) per violazione dei diritti umani da parte o tramite IA. Per essere efficace, la procedura di ricorso deve essere in grado di porre rimedio direttamente alle situazioni contestate e, per essere accessibile, deve disporre di garanzie procedurali sufficienti a rendere il ricorso significativo per la persona interessata.

 

L’apertura alla firma della convenzione a Vilnius

La Convenzione quadro sarà aperta alla firma a Vilnius (Lituania) il 5 settembre, in occasione di una conferenza dei ministri della Giustizia con la previsione di una doppia possibilità di attuazione della stessa. I firmatari potrebbero scegliere di aderire alle disposizioni così come figurano nel trattato regolatore, oppure di impegnarsi ad attuare altre misure paragonabili a quelle del documento, purché tutelanti dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto. Queste due modalità di adozione sono state proposte al fine di ridurre la disparità in tema di diritti umani negli ordinamenti giuridici dei diversi paesi che compongono l’accordo.